violento egoismo

i nemici veri sono quelli che ti porti dentro. l’omino nella testa che ti dice che non va bene che sei felice. che dovresti invece ottenere dei risultati. che non dovresti proprio esistere. che non vai bene. che non sei abbastanza. o troppo. o nel momento sbagliato.
lo riconosci perché in un modo o nell’altro ti dice che devi.

è duro averci a che fare. se non vuoi fare come dice lui, lo puoi stordire di sensazioni, di fatica, di piacere, di droghe, di lavoro, di noia. o puoi provare ad accoglierlo riconoscerlo e coccolarlo. se sei fortunato lo tieni a bada, ma non te ne liberi. come l’herpes: ce l’hai. anzi, quello sei tu.

bisogna sempre ascoltare le reazioni del corpo. aiutano a riconoscere, se non me ne accorgo da solo, la ferita lasciata da una imposizione. il tentativo di dirigermi ad azioni e comportamenti contrari alla mia felicità. mi sembra una ragione sufficiente per rifiutare, no?

aiutano anche a riconoscere quando stai davvero bene. chi ti rispetta e chi no. chi ti lascia spazio per crescere e chi ti chiude in una scatola. chi ha l’integrità per accettare la tua fragilità e chi ha troppa paura della propria.

agire di conseguenza, è un sovrano atto di egoismo. self-love. the highest form of.

mi spiace. anzi no. non voglio avere a che fare con persone che mi raccontano in un ruolo che non è il mio. che non è quello che sento e che voglio. importa poco se lo fanno per cattiveria intenzionale o perché non sanno fare diversamente. l’etica è così sopravvalutata. importa se mi fa bene averci a che fare oppure no.

beh, io ho diritto a stare bene. al piacere. ad amare. e tenere i contatti con persone che stanno male e mi fanno stare male me lo impedisce.

delle volte c’è bisogno di tenersi lontani dal proprio ambiente, se lì hai addosso un personaggio negativo o comunque scomodo. se ti impediscono di cambiare copione, cambia teatro.

io ho il diritto di abbassare la barriera della rabbia. di provare amore. di ascoltare. perché così tante persone hanno qualcosa di bello da dire. ma anche di non ascoltare, quando hanno da dirmi solo quello che dovrei fare.

non mi posso permettere l’empatia con chi usa il ricatto morale per trascinare anche me nella sua palude di dovere.

che poi li capisco: se sei nel fango e ci vuoi restare, devi convincerti che lì si sta bene. e vedere qualcuno che non nuota nel fango è un problema.

e no, non penso sia un problema temporaneo. è come sono.

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