sulle festività

quando succede che ti augurano “buon natale”. i più sensibili sanno che se allergico e allora lo sostituiscono con un “buone feste”.

ma poi uno si fa delle domande: le feste sarebbero per definizione dei momenti di benessere, e allora l’augurio è ridondante. a che serve quindi?

l’augurio per le festività si inscrive in una logica di vita sacrificale-rinunciataria(-cattolica), percui nella maggior parte dei giorni si deve subire (con entusiasmo, possibilmente) un esistente fatto di lavoro consumo famiglia stato e quant’altro, in cambio di un piccolo numero di giorni all’anno in cui si viene esentati dal lavoro. tipicamente, per venire buttati dritti nelle mani della famiglia. cioè, oltre il danno la beffa.

ma anche se uno considera lo stare con la famiglia una cosa positiva (e ce ne sono, dicono), il problema del poter fare le cose che ci piacciono, anzi uno dei problemi, è che il tempo per farle ci viene sottratto dal lavoro.

quindi si viene dispensati dal lavoro solo in cambio dell’adorazione di una collezione di amici immaginari, di soggezione alla famiglia, al consumo e a varie altre droghe. ma questo è l’esistente.

invece che prenderlo come unica prospettiva, si possono fare sogni migliori. in cui obbligare le persone ad un solo minuto di lavoro non necessario è immorale. ed è riconosciuto un diritto soggettivo a consistenti dosi di tempo libero dal lavoro, senza dover ringraziare nessun amico immaginario e senza dover per forza pagare pegno a qualche droga.

 

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